I dispetti da condomini ora si chiamano stalking

Tra le tante invenzioni di Gioele Dix, in rete si può trovare qualche scena del suo personaggio “condòmino”: una caricatura di chi subisce tutti i disagi, fino all'esasperazione, della vita tra comproprietari. Ma al di là della trovata umoristica, la verità è che le antipatie tra vicini sono un rischio che può snervare, portando le persone a dare il peggio di sé.

Nei seminari specializzati fioccano aneddoti che superano la fantasia del cabaret: vaghi dispetti come fare le pulizie “rumorosamente” possono diventare piccole cattiverie come innaffiare i fiori propri e ...i panni stesi al piano di sotto! E chi si spinge oltre non fa solo sparire zerbini e portaombrelli: troppo semplice!

Ciò che più stupisce è che i protagonisti di queste bravate sono spesso dei perfetti insospettabili: professionisti, artigiani, dipendenti, genitori, pensionati... Non una categoria si può salvare. Eclatante a Genova, per esempio: nel 2011 chi metteva la colla a presa rapida nella serratura di un condòmino era un vicino magistrato!

Chi entra in questo circolo di brutte azioni dà vita ad una escalation di cattiverie di cui spesso l'amministratore resta all'oscuro, nella comune convinzione che questi disagi siano tanto inevitabili quanto tollerabili. Ma questo è stalking, reato di persecuzione.
La natura di questa piaga è sottile e potrebbe manifestarsi a casa di ciascuno di noi. Per questo è necessario che ci sia una forte presa di coscienza a riguardo. Da un lato l'amministratore deve avere il polso della situazione, dall'altro i residenti dovrebbero informarlo dei “dissapori” non appena se ne presenta il primo sentore.

Ma se approfondire lo stalking e la sua giurisprudenza potrebbe servire a vincere una causa in tribunale, non credo che serva alla causa del vivere serenamente in condominio. Per questo obiettivo credo sia meglio un approccio meno giuridico e più antropologico.

Il presupposto è escludere che la massima aspirazione di qualcuno sia prevaricare il proprio vicino. La malafede, almeno all'inizio di ciascun rapporto di vicinato, è esclusa.
La molla che fa scattare l'antagonismo tra vicini, infatti, è il desiderio di rivalsa per un diritto più o meno leso. E le cause di questa “esigenza di giustizia” (o di vendetta?!) sono spesso solo un malinteso, o abitudini diverse, o, infine, la maleducazione. E in tutti questi casi è ottima norma far intervenire un terzo a mediare (l'amministratore?) per cercare di smorzare sul nascere un conflitto che se sul piano legale potrebbe risolversi con sentenze e condanne, resterebbe aperto ed irrisolto sul piano umano (fondamentale: le persone non sono solo entità giuridiche!).

Recentemente, per esempio, ho chiesto ad una condomina se è davvero il caso di denunciare per disturbo alla quiete gli appassionati vicini che - diceva - quando fanno l'amore sembra il Far West. Con una buona dose di pazienza e il dovuto garbo, escludendo l'accusa diretta, anche i più focosi scendono a miti consigli.

Infatti, di fronte a un problema, se non si colpevolizza chi ha fatto uno sbaglio ma gli si prospetta di diventare protagonista di un miglioramento, chiunque sarà ben lieto di collaborare per una soluzione.

Lo scorso aprile un autocarro ha urtato il recinto di un condominio causando un piccolo danno: il principale sospettato era un autista del vicinato. Per questo condominio le possibilità erano apparentemente solo due:

  • subire il disagio, lasciando la ramina danneggiata o riparandola a proprie spese;
  • far valere il “diritto”, raccogliendo le prove e facendo intervenire l'assicurazione dell'autista.
  • In entrambi i casi una delle due parti avrebbe pagato troppo (nel morale e/o nel portafoglio) per un incidente evidentemente molto piccolo. Ma soprattutto le due parti (condòmini danneggiati ed autista) non si sarebbero incontrate e avrebbero cominciato a guardarsi con inimicizia, finendo nel vortice di diffidenza che toglie la serenità.

Anche qui, parlando con franchezza al conducente improvvido, e coinvolgendo qualche gentile condòmino, il piccolo danno è stato valutato e risolto in una mattinata, lasciando entrambe le parti gratificate e in buoni rapporti.

Il consiglio è quindi spiegarsi con cortesia, tramite un mediatore, senza ferire l'orgoglio di nessuno ma mettendo sempre le cose in chiaro per far emergere il buon senso, che è l'unica garanzia di quieto vivere. Senza questo, il “buon vicinato”, con virgolette ironiche, viene sorretto da sorrisi forzati e tanta tensione: in questa situazione ogni piccola mancanza può scatenare una faida e ...intasare i tribunali.

Nel vero Buon Vicinato, invece, ciascuno sa che nessuno vuole iniziare una battaglia senza motivo, e perciò può stare sereno. Infatti abbiamo tutti bisogno di vivere in pace, senza trovare avversari o nemici, almeno nel posto sicuro che è casa nostra. E di casa nostra il condominio cos'è, se non la parte più esterna e protettiva?

E quindi come ristrutturiamo e mettiamo in sicurezza strutture e impianti, allo stesso modo dobbiamo rinforzare e rinsaldare il condominio di persone, cioè la comunità: ma l'investimento è a costo zero, e la serenità che si ottiene non ha prezzo!